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Eccoci al passaggio che ci interessa tanto. La nostra vita. A ME cosa dice questa parola? A NOI, NEL NOSTRO TEMPO, cosa dice la parabola del fariseo e del pubblicano?
E’ un passaggio sempre difficile. Il più delle volte, di fronte alla Scrittura, siamo esattamente come il fariseo: parliamo con noi stessi, delle nostre idee, prendendo a pretesto la Bibbia.
L’altra difficoltà è che si vorrebbe una risposta pronta. Mentre questo Vangelo più che dare risposte mette dei dubbi: sei davvero convinto di essere nel giusto?
Perciò serve un cammino: prima si è riletto il brano, parola per parola (primo post), poi si è ricercato il collegamento con tutta la Scrittura (secondo post), e solo allora si è abbastanza “riscaldati” spiritualmente per discernere sulla storia personale. Cioè sulle domande che la nostra stessa vita ci pone. E capiamo che la risposta non sta in un discorso, in una bella riflessione. Dovremo darla con la carne ed il sangue.
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Il primo passaggio è compiuto. Abbiamo considerato il Vangelo come un post da parte di Dio. Abbiamo fatto ciascuno il suo commento. Non spontaneamente, come ci sarebbe venuto di fare. Ma seguendo un ordine, quello suggerito dalla tradizione della lectio divina: prima la lettura attenta del testo, parola per parola. Poi si può attualizzare. Ma prima di attualizzare nella nostra vita, occorre collegarlo alla storia della salvezza. Ci renderemo conto che la nostra storia non è solo nostra, ma si inserisce in un fiume più ampio…
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Lc 18, 9-14 Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».