… in ascolto della parola


trentesima domenica – vita
Ottobre 24, 2007, 8:55 am
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Eccoci al passaggio che ci interessa tanto. La nostra vita. A ME cosa dice questa parola? A NOI, NEL NOSTRO TEMPO, cosa dice la parabola del fariseo e del pubblicano?
E’ un passaggio sempre difficile. Il più delle volte, di fronte alla Scrittura, siamo esattamente come il fariseo: parliamo con noi stessi, delle nostre idee, prendendo a pretesto la Bibbia.
L’altra difficoltà è che si vorrebbe una risposta pronta. Mentre questo Vangelo più che dare risposte mette dei dubbi: sei davvero convinto di essere nel giusto?
Perciò serve un cammino: prima si è riletto il brano, parola per parola (primo post), poi si è ricercato il collegamento con tutta la Scrittura (secondo post), e solo allora si è abbastanza “riscaldati” spiritualmente per discernere sulla storia personale. Cioè sulle domande che la nostra stessa vita ci pone. E capiamo che la risposta non sta in un discorso, in una bella riflessione. Dovremo darla con la carne ed il sangue.


4 Commenti finora
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Qualcuno diceva: mi capita di sentirmi giusto. Anzi, mi capita spesso. Che male c’è?
Una madre e moglie diceva: a fine giornata ripenso a TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER LORO. E mi piacerebbe se qualcuno lo riconoscesse. E mi sento brava. Questo vangelo mi mette un po’ in crisi. Uno non può sentirsi a posto?
Un’altro aggiungeva: quello che noi vediamo è una società che ha perso ogni indirizzo di vita morale. Sentiamo cose sconvolgenti: un bambino di 4 anni violentato dallo zio. Il bullismo degli studenti in corriera, qui vicino a noi, a Roverbella. E mi viene da pensare: IO NON SONO COSI’. Sono le parole del fariseo. Sono un fariseo anch’io?

Commento di karpontoulogou

Citazione mitica:
“Quando il dovere e l’amore coincidono,
allora in te è la grazia”
dal film “il velo dipinto”.

Commento di karpontoulogou

Mi pare che un problema di oggi è: “quando possiamo sentirci giusti?”. E che il vangelo ci stimoli all’umiltà, alla fiducia in Dio. Solo che in pratica noi non sempre abbiamo questo disinteresse, questa umiltà. Tante volte noi facciamo le cose malvolentieri, facciamo le cose per la ricompensa, per “guadagnarci il paradiso”. Tutto questo HA UN VALORE COMUNQUE?

Commento di salome

* Il fariseo AGISCE PER SE STESSO. E resta chiuso lì. Non entra in relazione con Dio, non entra in relazione con gli altri.
* Il pubblicano è uno strozzino, un mafioso, un corrotto: AGISCE CONTRO DIO e CONTRO GLI ALTRI. Ma nella preghiera entra in relazione con Dio, e ritrova la pace con lui. E’ un’esperienza dura però: l’umiliazione di scoprirsi peccatore. Riuscirà a ritrovare anche la pace con gli altri?
* Maria, nel Magnificat, LASCIA FARE A DIO. Si mette al servizio di Dio e degli altri.
* Marta, sorella di Maria, sembra agire per gli altri. In realtà AGISCE PER SE STESSA e parla CONTRO LA SORELLA. Però la sua preghiera la mette in relazione con Gesù. Sarà disposta ad ascoltare la sua parola?

Commento di karpontoulogou




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