… in ascolto della parola


trentesima domenica del tempo ordinario
Ottobre 23, 2007, 6:04 pm
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Lc 18, 9-14 Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».


11 Commenti finora
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“Umiliato”. Per il mondo antico l’onore è un valore fondamentale. Essere umiliati è perdere l’onore. Il farise e il pubblicano hanno il loro concetto di onore: per l’uno consiste nell’osservanza assoluta della Legge. Per il secondo, che vive in un mondo di oscuri faccendieri e strozzini, l’onore deriva dall’abilità negli affari, dalla capacità di non lasciarsi fregare, dall’affidabilità nel tenere i segreti e non tradire i complici.
Ma di fronte a Dio? L’onore è qualcosa di completamente diverso. Chi si esalta (di un onore umano) viene umiliato davanti a Dio. Di fronte a Dio non vale né l’osservanza del fariseo, né l’astuzia affaristica del pubblicano. Solo che il primo resta convinto delle sue idee. Il pubblicano rinuncia al suo onore, per chiedere perdono a Dio.

Commento di fulvio

Ma allora non posso essere soddisfatta di nulla? Perché devo sentirmi in colpa se ho fatto il bene?

Commento di maddalena

Una serie di flash, per ambientarci.
* Il discorso parabolico che continua. E che ancora una volta, nella sua semplicità, è secco e provocatorio.

La “regola del 2″. L’evangelista Luca ama il raddoppiamento, fin dall’inizo del suo vangelo: due annunciazioni, una a Maria, l’altra ad Elisabetta. Due bambini che nascono, due destini diversi. Un unico Dio all’origine di entrambi.

Commento di Sandro

“presumevano di essere giusti”. Anche a me capita, di presumere. Ma chi sono i giusti? che significa essere “giusto” per davvero?

Commento di Ezechiele

Domanda aperta: perché nella preghiera eucaristica si prega solo per i “giusti”? Non si potrebbe pregare per chi ne ha veramente bisogno?

Commento di Ezechiele

Per me è una lezione sulla pregheira. Che si capisce solo ad una visione di insieme. Il fariseo vuole DARE a Dio. Senza fare troppi sforzi di conversione. Il pubblicano vuole solo ricevere: si presenta a mani vuote e tese, come un mendicante.

Commento di Susanna

“stando in piedi”: anche la postura del fariseo indica la persona superba, che mette se stesso al primo posto e non Dio. FOrse sarebbe da riprendere sotto qualche forma l’antico insegnamento che ci facevano da piccoli sul “timore di Dio”.

Commento di Giuditta

Tutti e due pregano. Tutti e due vorrebbero rivolgersi a Dio. La differenza sta nel dire “non sono come gli altri”, cioè “sono a posto”, cioè “io e te, mio Signore, siamo pari”. Manca l’affidamento.

Commento di Sara

“fermatosi a distanza”: il cuore svuotato sente il bisogno di Dio. A un certo punto però si ferma. La distanza non può essere colmata con i propri passi: qualcun altro deve intervenire per gettare un ponte, per riempire il fossato, per risanare le ferite.

Commento di Elisabetta

“in due vanno a pregare”: entrambi escono dalla preghiera con qualcosa. Il pubblicano si umilia e viene esaltato. Il fariseo invece si esalta, ma viene umiliato dalle parole di Gesù. E mi veniva in mente una possibilità: l’umiliazione come dono? Attraverso l’umiliazione che si nasconde nelle parole di Gesù il fariseo (e tutti quelli che possono riconoscersi in lui) sono educati da Dio al senso del dono e ddella gratuità.

Commento di Priscilla

Come pregare? Il modo corretto è quello del pubblicano. Dio non rifiuta i digiuni, l’onestà, e via dicendo, ma la preghiera vera è un’altra cosa.
A me viene in mente Maria nel Magnificat
- ha guardato l’umiltà della sua serva
- ha innalzato gli umili
- ha ricolmato di beni gli affamati
Si può essere giusti e umili.

Commento di Anna




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